Critica

Esteriorizzare con le parole quello che si prova ascoltando un brano musicale è forse descrivere troppo freddamente quella pioggia di calde emozioni che ci investono, ma rappresentarle con dei colori ed un pennello è prolungare ancora per un attimo quel piacere così effimero.

Questo ha fatto Umberto Salmeri, giovane artista romano, in queste tele ispirate a brani musicali di gruppi pop-rock degli anni sessanta. J. Hendrix, Cream, Pink Floyd, Vanilla Fudge, Iron Butterfly, tutti gruppi di grande successo e non ancora tramontati per l'attualità dei loro testi e labellezza coinvolgente della loro musica. Musica che a tratti è violenta, risoluta, rivoluzionaria ed a tratti è carezzevole, intima, proprio l'espressione degli anni sessanta, anni di grandi capovolgimenti nella ricerca della libertà in tutte le sue forme, in un disperato bisogno di spazio e di espressione.

(Dalla Mostra "Cinque Fiori Psichedelici" testo critico a cura di Lorella Giudici)

"...E la pittura che si lascia trasportare e cavalca piccole onde, cavalca i plotter e le stampanti laser, si scioglie nella trementina, trasale dai libri di storia dell'arte, svapora dagli affreschi Umbri e Toscani... si trova fuori dalle convenzioni, extra vagante."

("Ultratempo" a cura di Antonello Tonelli)

Le immagini spirituali, visionarie e atemporali di Umberto Salmeri L'arte è anche questo: una concatenazione di concetti visualizzati in modo seducente - come in questo caso - oppure disturbante che attraverso punti di vista personali, plausibili, incredibili o semplicemente imprevedibili - come quelli di Salmeri - non forniscono soluzioni, non danno certezze ma, al contrario, costringono alla riflessione; per far ciò è necessario affabulare e spiazzare, sembra sostenere il nostro artista, producendo altre chiavi di lettura che stimolano processi mentali aldilà delle più facili risposte, quelle legate all'esistenza di tutti i giorni convenzionalmente vissuta. Tutto il lungo lavoro di Umberto Salmeri è votato a questo, per arrivare diretto al cuore della percezione visiva e sensibile di chi, accettando di porsi davanti alle sue opere accetta al contempo una sfida. Proposta con leggero distacco, con un giusto disincanto e con la speranza di produrre relazioni fatte di affinità elettive.

(dalla Mostra "Vertical-mente" testo critico a cura di Barbara Martusciello)

La pittura moderna non si avvale quasi più dei pennelli e delle matite colorate, ma va sempre di più verso le tecniche computerizzate.
Umberto Salmeri è uno degli artisti più interessanti nel campo dell'arte digitale.
La pittura digitale utilizza strumenti tecnologici che simulano il tratto del pennello reale e i numerosi software creati a tale scopo possiedono una vastissima gamma di pennelli, tratti e tecniche di ogni tipo: dalla tempera all'olio, all'acquarello, all'aerografia. Anche le tavolozze dei colori hanno una gamma vastissima e sono utilizzati per creare composizioni uniche, come quelle di Umberto Salmeri.
Le dodici opere che presentiamo in questa mostra personale sono un esempio dei risultati che si possono raggiungere nell'arte digitale.
I temi trattati ci riportano alle esperienze esoterico-orientalistiche di questo geniale artista: "Blow.up", "Innagaddaveda", "Psychedelic Beedies", "Nella mente degli dei", "Butterfly Fluid", "Crisi ed epilogo del mondo moderno", raggiungendo risultati compositivi e cromatici di alto valore artistico, in quanto nessun pitttore al mondo potrebbe riuscire ad ottenere gli effetti che Salmeri ottiene con le sue tecniche: le stratificazioni dei colori, le ombre, le misture cromatiche, da sembrare una pittura in continuo movimento.
Nelle opere di Umberto Salmeri, marcatamente informali ed astratte, a volte si intravede un'ombrosa figurazione, che si ricollega alle esperienze neo-metafisiche.
I risultati di questi lavori sono visibili nelle opere presentate che potrete richiedere personalmente all'artista.

(da "Web Art Magazine" a cura di Eraldo Di Vita )


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("Lettura critica di Flavia Soldato")

Umberto è artista contemporaneo nel senso più ampio del termine.
La su tecnica non indulge in schematismi e retaggi passatistici, ma si rivolge direttamente alle recenti tecnologie di manipolazione e post-produzione digitale.
Il suo stile particolare ed evanescente predilige il carattere della virtualità e del transitorio, cogliendo la transitorietà dell’esistenza mitica occidentale. I suoi soggetti sono spesso desunti dalla mitologia pop della musica veicolata dai circuiti mass mediatici, immaginario entusiastico che risulta di immediata fruizione.
Eppure il suo intento non è meramente pop, non si sviluppa come apologia e critica della contemporaneità, in quanto  l’artista rielabora questo panorama audiovisivo accostandolo ad una tecnica che assorbe e ripropone il misticismo connesso alla realtà dei soggetti.
Nell’opera in catalogo la morbidezza del segno virtuale diventa estasi e tormento, elogio della fluidità della immagini e loro stessa distribuzione ad opera di un mistico fuoco digitale.

( a cura di Daniel Buso)

Umberto Salmeri crea un’arte figurativa che non è mai espressamente tale poiché si pone come linea di confine anticonvenzionale che supera ciò che è noto e chiaro nei fenomeni reali per delucidare ciò che è nascosto e meno noto.
‘Vedere al di là delle cose’ è il motto interpretativo di tutte le opere nonché filo rosso di un’arte in cui la tecnica mista che ricorda l’arte psichedelica rende la produzione altamente contemporanea, di forte impatto e da interpretare con concentrazione.
Come sopravvissuti da un sogno appaiono i protagonisti di Salmeri, introdotti in un iter artistico dai colori intensi e fervidi così gli oggetti quoditiani schiudono vie innovative, strade ulteriori, domande per molteplici risposte.
Colta all’ignoto l’arte di Salmeri può apparire il mezzo per avvicinare le cose distanti, forse poco sentite, sicuramente condivise in piccola parte, in realtà la sua combinazione tra linguaggi che parte dalla volontà di scoprire sempre l’origine della cose.
L’arte digitale diviene per l’artista stimolo per modernizzare le immagini, creando una ricerca in continua contaminazione.

( a cura di Anna Soricano)

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